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Power to the people

Chissà perché, da quando Silvio Berlusconi ha inserito tra le parole d’ordine della sua nuova creatura la parola “popolo”, gli insigni editorialisti sinistri hanno cominciato a giocarci su con un certo imbarazzo. Come fosse un delitto di lesa maestà, un furto culturale dalla cassaforte degli slogan della sinistra. Uno fra tutti il Merlo di Largo Fochetti. Dice Merlo che la parola “popolo” non è più definibile politicamente, non è neanche il “pubblico della politica americana”. E ha ragione. Non è il “public”, è il “people” della politica americana. Il “We the people” della Costituzione americana. Il popolo sovrano.

Proprio quest'autunno Laura Ingraham, giornalista radiofonica americana, ha scritto un libro che sembra fatto apposta per il nuovo corso berlusconiano. S’intitola appunto “Power to the People”, combatte il preconcetto che vede questo slogan proprietà privata della sinistra. E nell’introduzione spiega: “Più potere noi diamo alle elites (in Italia, oggi, diremmo alla “casta”, ndr) più queste diventano i governanti e noi i governati”. E' vero - spiega la Ingraham - “il popolo delle persone normali” non ha tempo per sfilare con i no global. E' troppo preso a guadagnarsi la vita e ad occuparsi della famiglia. Ma è quel popolo il titolare del potere costituzionale ed è ora che se ne occupi.

Pubblicato il 22/11/2007 alle 8.53 nella rubrica Diario.

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