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30 novembre 2007
Berlusconi punta sulle donne? Affondiamole una ad una
Dopo la Bergamini, la Moratti. Who’s next?



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29 novembre 2007
Debbie è in gamba, ma non è (ancora) un supereroe

La sede Rai di Viale Mazzini – quella col cavallo – ha almeno 7 piani. Lo sappiamo dai giornali: al settimo piano vivono i capi dei capi del servizio (?) pubblico (?) radiotelevisivo.

La sede Rai di Viale Mazzini ha molti corridoi. Lo sappiamo sempre dai giornali: nei corridoi succede di tutto, ma proprio di tutto.

Sette piani e molti corridoi vuol dire che – krillicamente calcolando – quello di Viale Mazzini è proprio un signor palazzo.

Deborah Bergamini ha occupato tutta Viale Mazzini e non ha lasciato spazio per nessun altro. Lo sappiamo dai giornali.

Deborah Bergamini sarà alta un metro e settanta: cioè molto più di KrilliX, ma molto meno di un piano di un palazzo. Deborah Bergamini peserà – chessò – una cinquantina di chili. Lo sappiamo per averla vista al Tocqueville party.

Ora, secondo voi è possibile che questa signora (1,70m x 50kg) possa, da sola, aver occupato tutto quello spazio, tutti quei piani, tutti quei corridoi? Vi pare possibile che sia riuscita ad eliminare come un “Raid-li-ammazza-stecchiti”tutte le zecche che vi abitano dai tempi in cui Veltroni aveva i pantaloni corti e Giulietti i capelli sporchi?

Sarebbe bello. Ma non è così: Debbie è in gamba, ma non è (ancora) un supereroe. Per questo - come spiega Arturo Diaconale - sarà l'unica ad essere lapidata. 


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27 novembre 2007
Autoreferenzialità / Tocqueville news

La Regina dei Celti si trasforma: ecco il nuovo blog di Deborah Bergamini.

Orso di Pietra si rinnova: ecco il restyling del blog di Arturo Diaconale.

Tocquevilleincuriosisce Libero: per una e due volte.


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26 novembre 2007
Tocqueville, un termometro per il popolo della libertà

I blogger – si dice spesso -  sono autoreferenziali. E’ vero. Ma chi non lo è nel mondo dell’informazione italiana? Sono anni, ormai, che i giornalisti si scrivono addosso: non per il lettore che comprerà il giornale il giorno dopo, ma per l’amico, il collega, il politico di turno. Messaggi trasversali con il pretesto dell’informazione.    

I blogger – si dice spesso – hanno la sindrome dell’editorialista dei poveri. E’ vero. Ma chi non ce l’ha nel mondo dell’informazione italiana? Dove veline e tronisti diventano maestri del pensiero e danno lezioni di vita.

Tocqueville dal vivo è un po’ come quella che vedete in rete. Almeno così è parsa a KrilliX sabato pomeriggio quando un pezzo della città dei liberi si è riunita a Roma. Ha tutti i difetti dei blogger e tutti i difetti di una comunità composta di individualisti. E’ ision o senza Casabertà eriggio. Berlusconi) del popolo del centrodestra (direbbero oggi Fni e Casini).o, di saper rappresentarencasinata, litigiosa, allegra, noiosa, petulante, polifonica, schizofrenica.

In questi giorni così confusi per il centrodestra e durante il dibattito di sabato pomeriggio, Tocqueville ha dimostrato di saper interpretare le mille anime del mondo liberal-conservatore italiano, rilanciare tutte le voci che lo animano, rappresentare tutti gli stati d’animo, tutte le paure, tutte le speranze e tutti gli umori che lo hanno attraversato dalla rivoluzione del predellino in poi

KrilliX ne convinta. Tocqueville è preziosa per capire quel che passa nella mente e nel cuore del popolo della libertà. Ma anche per continuare a costruire un futuro comune.

 
Ps. Se invece di questo pippone, volete sapere cosa è accaduto sabato potete guardare e ascoltare la registrazione di Radio Radicale o di Radio weblog. E leggere i post di The Right Nation, Mondopiccolo, Brugnols e Creonte. Eppoi, ovviamente, leggere anche Dagospia. Mentre Calamity, assente, rosica. E l'Anarca si sente (troppo) straniero.
Ppss. C'è anche Mithrandir.



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24 novembre 2007
Oggi tutti al Tocqueville party

SABATO 24 NOVEMBRE

ore 15.00

ROMA - Via del Corso, 117 - Presso la sala convegni de L'opinione
Tavola rotonda: "IL FUTURO DEL CENTRODESTRA". Interverranno, tra gli altri: Fausto Carioti (Libero), Edoardo Colombo (Il Giulivo), Benedetto Della Vedova (Riformatori Liberali), Arturo Diaconale (L'opinione), Davide Giacalone (Libero), Giancarlo Loquenzi (L'Occidentale), Andrea Mancia (Liberal), Cristina Missiroli (Tv della Libertà), Federico Punzi (Decidere.net), Giampaolo Rossi (RaiNet), Marco Taradash (11minuti), Mario Sechi (Panorama). Durante la tavola rotonda sarà attivo un servizio di coffee-break.

ore 20.30
ROMA - Via del Corso
Cena di gruppo (ma individualista). Libagioni e alcool a volonta! ;)

L'ingresso alla tavola rotonda è libero per tutti i cittadini di TocqueVille.



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23 novembre 2007
Autoreferenzialità

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23 novembre 2007
Il (web)ritorno di Fatti e Misfatti
Paolo Liguori torna con la sua storica rubrica Fatti e Misfatti che teneva su Italia1 ai tempi di Studio Aperto. Oggi, direttore di Tgcom, si getta nel web 2.0, sposando in pieno la filosofia dell'informazione circolare con un blog aperto a tutti i commenti.
Benvenuto tra i blogger, ma soprattutto benvenuto tra i cittadini di Tocqueville.

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22 novembre 2007
Licenziate quei manager
Pare che, nell’era di Berlusconi, i manager Mediaset tramassero con le teste di ponte berlusconiane a Viale Mazzini.  Lo dice Repubblica che pubblica alcune vecchie intercettazioni sfuggite (chissà perché?) con tre anni di ritardo alla procura di Milano.

Pare che i suddetti manager inciuciassero ai danni della Rai e in favore di Mediaset. Per mettere sul lastrico l’azienda di Stato e cuccarsi tutti gli ascoltatori, tutta la pubblicità.

Pare che i suddetti manager non facessero altro che mettere i piedi in testa al direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo e scomandazzarlo a bacchetta.

Be’, sarà vero, per carità: lo dice Repubblica. Però qualcosa di strano c’è. Perché mentre i manager Mediaset facevano i bulletti, la Rai incassava pubblico e pubblicità. E dopo tutti questi inciuci, ricatti, minacce e soprusi, la Rai ha sempre battuto Mediaset. Soprattutto nel prime time e nelle fasce più remunerative. Bel risultato!

Delle due l’una: o quei manager vanno licenziati per essere riusciti a perdere malgrado avessero l’arbitro dalla loro parte oppure la storia di Repubblica è una montatura, basata su telefonate tanto private quanto insignificanti.




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22 novembre 2007
Power to the people
Chissà perché, da quando Silvio Berlusconi ha inserito tra le parole d’ordine della sua nuova creatura la parola “popolo”, gli insigni editorialisti sinistri hanno cominciato a giocarci su con un certo imbarazzo. Come fosse un delitto di lesa maestà, un furto culturale dalla cassaforte degli slogan della sinistra. Uno fra tutti il Merlo di Largo Fochetti. Dice Merlo che la parola “popolo” non è più definibile politicamente, non è neanche il “pubblico della politica americana”. E ha ragione. Non è il “public”, è il “people” della politica americana. Il “We the people” della Costituzione americana. Il popolo sovrano.

Proprio quest'autunno Laura Ingraham, giornalista radiofonica americana, ha scritto un libro che sembra fatto apposta per il nuovo corso berlusconiano. S’intitola appunto “Power to the People”, combatte il preconcetto che vede questo slogan proprietà privata della sinistra. E nell’introduzione spiega: “Più potere noi diamo alle elites (in Italia, oggi, diremmo alla “casta”, ndr) più queste diventano i governanti e noi i governati”. E' vero - spiega la Ingraham - “il popolo delle persone normali” non ha tempo per sfilare con i no global. E' troppo preso a guadagnarsi la vita e ad occuparsi della famiglia. Ma è quel popolo il titolare del potere costituzionale ed è ora che se ne occupi.




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22 novembre 2007
Le specialità del presidente Napolitano
Il Quirinale sostiene che espellere 200mila rumeni che vivono nell'illegalità è una deportazione. Occorre fidersi. Come spiega Fausto, di deportazioni Napolitano se ne intende. 



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